VINO di Qualità ONline


Il tema che avevamo affidato alla redazione di Intravino era intitolato "Scrivi il nome del tuo vino dolce per Natale", ma la cosa ci è sfuggita di mano e così, tra una pinocca

Pubblicato il 30-Dec-17 Visitatori: 60

Passiti, spumanti, birre e dolci di Natale più gli auguri di Intravino: cosa vuoi di più dalla vita?

   




Il tema che avevamo affidato alla redazione di Intravino era intitolato “Scrivi il nome del tuo vino dolce per Natale”, ma la cosa ci è sfuggita di mano e così, tra una pinoccata e un pangiallo, ci siamo concessi anche gli abbinamenti gastronomici. Naturalmente ci abbiamo infilato un po’ di tutto, dalla birra di Natale ai vini del Nuovo Mondo passando per il classico Asti, giusto per ricordarci che gli intravinici sono allergici alle direttive.
Manca nulla? Ah, sì, i nostri auguri di cuore per un sereno Natale: di questi tempi è il massimo che si possa desiderare.

Inniskillin Vidal Riesling, Pratt Vineyards, VQA Niagara Peninsula, Canada
La mia scelta ricade su Inniskillin una delle realtà canadesi più interessanti in tema di ice wine; scelgo loro anche per dare il dovuto riconoscimento a Karl Kaiser fondatore della Inniskillin, recentemente passato a miglior vita. Cosa rende particolarmente interessante questo vino? Di certo le condizioni di raccolta. La vendemmia sopraggiunge quasi regolarmente alla fine delle festività natalizie, intorno al 5 Gennaio ad una temperatura importante che permette la giusta concentrazione zuccherina (-10 gradi centigradi).
Al naso sa di frutta tropicale con una certa predominanza di mango e arancia vaniglia. Il palato suggerisce note di albicocca, pesca e noce pesca, bilanciate da una ottima acidità che rende il vino molto elegante.
Il mio abbinamento preferito è col Pan di zenzero per rimanere a tema, ma anche con formaggi stagionati e dessert a base di frutta. (Salvatore Agusta)

Calcaia, Orvieto Classico Superiore Muffa Nobile Doc, Barberani
Sin da bambina, per me il dolce è dolce se si impasta lo zucchero con lo zucchero. Perciò, in questi giorni di festa durante i quali ho bisogno di poche sorprese e tante certezze, mi viene da suggerire la Pinoccata umbra in accostamento alla muffa nobile; e in un moto di orgoglio civico, posso affermare che ha poco da invidiare ad un qualsiasi Sauternes. Una bottiglia di Calcaia Barberani, direi. La pinoccata è un dolce a forma di rombo, fatto con zucchero, sciroppo di glucosio, zucchero, zucchero e pinoli, corretta di limone nella variante bianca o cacao per quanto riguarda la bruna. Zucchero con zucchero, certezze e tepore come l’abbraccio della nonna. Il Calcaia è nettare prodotto da una muffa nobile che si sviluppa sugli acini di grechetto e procanico, canditi e golosi; un vino sostenuto da un’acidità per niente ruffiana, denso e potente, che si accosta bene alla dolcezza estrema della pinoccata. Nel mio Natale privato c’è bisogno di pochi scoppi di petardi e molte rassicurazioni, perciò non saprei suggerire altro. (Sara Boriosi)

Stille Nacht, De Dolle
Frutta candita a profusione: pesca, ananas, arancia e albicocca, il tutto affiancato da una generosa spruzzata di pepe bianco e da note che richiamano tanto lo zucchero filato quanto il miele, magari di zagara. Ci siamo, forse nessun’altra bevanda alcolica è infatti in grado di richiamare il Natale come la Stille Nacht, la più famosa delle birre prodotte da De Dolle, nelle Fiandre Occidentali, in Belgio. Una Belgian Strong Ale unica, che come da tradizione arriva sugli scaffali all’inizio di dicembre dando così l’avvio ufficiale, almeno per l’appassionato, alle festività natalizie.

Una delle poche birre che può vantare una grande longevità e che ogni anno si caratterizza per peculiarità uniche, tanto da giustificare con merito l’indicazione del millesimo, in etichetta. Impattante per calore – arriva con facilità a 12 gradi alcolici – stupisce per la compattezza della complessità che è in grado di esprimere, una barricata aromatica non di rado impreziosita da una punta di acidità che è bello e stimolante provare a decifrare sorso dopo sorso. Con un grande panettone è pura gioia. Dovessi sceglierne uno direi quello di Bonci: quel tratto meno dolce di altri qui è più centrato che mai. (Jacopo Cossater)

Canto del Ciò, Podere Pradarolo
Dolce dal colore scuro, basso e tondeggiante, decorato con grossi pezzi di frutta candita e mandorle, il Certosino (o Pan Speziale) è una preparazione bolognese tipica delle feste natalizie.
La ricetta pare risalga al Medioevo e gli ingredienti principali che lo compongono sono farina, mandorle, pinoli, cioccolato fondente, miele e canditi (prevalentemente cedro). All’impasto va aggiunto anche del vino rosso, lasciato in infusione insieme alle spezie per almeno una notte. È un dolce che si conserva molto a lungo, anche mesi.
In abbinamento, ho pensato a un vino dolce del parmense, il Canto del Ciò di Podere Pradarolo: vino passito ottenuto in ossidazione con botte scolma e interpretato con metodo solera da uve biologiche di Termarina (vitigno autoctono antico) appassite al sole. Vino passito senza aggiunta di solforosa, dal colore rosso scarico quasi ambrato e dal profumo inebriante di cacao, spezie dolci, pepe, frutta secca e marmellata; dolce e avvolgente in bocca, dal finale affatto stucchevole nei suoi ritorni di noce e nocciolina. (Lisa Foletti)

Lancerio Aleatico di Gradoli, Andrea Occhipinti
Per la serie dei c.d. pani arricchiti, preparazioni tipicamente natalizie, dalla sede regionale del Lazio trasmettiamo ora il Pangiallo, abbondante di pinoli, mandorle e scorze d’agrumi candite, e a seguire il Pampepato, che al primo pane somma un sacco d’altri ingredienti tra i quali pepe, cannella, noce moscata e sapa. Da innaffiare con Lancerio, il passito dello schivo genio dell’Aleatico di Gradoli, Andrea Occhipinti. (Emanuele Giannone)

Dama Rosa, Toscana igt Passito, Tenute le Querce
Marco Ferretti è un instancabile sperimentatore alle porte di Firenze nella sua terra d’adozione ovvero l’Impruneta. Qui produce un particolarissimo e crediamo unico vino dolce da uve canaiolo, il Dama Rosa, da uve pressate e lasciate una notte con le sue bucce, un’uva sempre ad un passo dall’affrancarsi dal sangiovese ma mai del tutto autonoma in secco. Qui è diverso perché la sua densità e la sua capacità secolare di bilanciare acidità ed evanescenza di certo sangiovese sono assolute e al servizio del godimento palatale che già si elettrizza a sentire il naso di prugne, vaniglia, cannella e zenzero. Non ci sono dolci tipici toscani nati con l’idea di un passito così, dato che si sposa bene sul caramello lo si può provare sulla pinolata, sorta di mandorlato con una densità pazzesca e lussuriosa di pinoli che esplode in bocca croccante e mai troppo dolce come altri dolci simili. (Andrea Gori)

Bianco Doc Passito, Greco di Bianco Lucà
Il natale non ha confine. Da sempre mi siedo a tavola a Varese, più vicino alla Svizzera che a Milano, ma da anni non vedo più la neve “comesideve”. Panettone scansati! Tanto vale chiudere il pranzo (inutile dire che nell’estremo nord alla vigilia si dorme leggeri) con un tripudio di fichi infornati. Dalle Prealpi, al mar Ionio: quest’anno sul “the end” entra Greco di Bianco 2013 Lucà, Bianco Doc Passito che non finisce mai. Tutti i profumi delle feste. Dolcezza vellutata ed elegante sostenuta da incredibile freschezza e sapidità: ogni sorso è capace di farti dimenticare i sensi di colpa e anche il sole là fuori adesso ha un senso. (Giorgio Michieletto)

Ratafià, Presidium
Il Panun racchiude tutta la preziosa austerità dello spirito Valtellinese, condensata in formato dolce per le feste natalizie. Antenato della più nota Bisciola, anche il Panun è un pane arricchito ma in una versione più semplice, senza burro, uova o zucchero. Ecco perché lo chiamavano il Panettone dei poveri. In abbinamento da altre montagne il Ratafià di Praesidium. Esplosione di tenore alcolico, corpo e materie prime, sotto forma di amarene, per riequilibrare con un tocco di abbondanza l’essenzialità alpina. (Graziano Nani)

Moscato d’Asti Filari Corti Carussin
In Lombardia a Natale è imprescindibile il panettone milanese (anche di provincia, ma mai mai mai di pasticceri foresti, men che meno di famosi bresciani!), se volete esagerare, con la panna liquida non pastorizzata di cascina. Abbinarci un moscato d’Asti andrà da sé: Filari Corti 2015 Carussin (se ne trovate) è meglio del 2016 che ha ancora bisogno di smagrirsi qualche mese.
Ma siccome a casa mia siamo internèscional, la sera della Vigilia altrettanto imprescindibilmente si gusterà un Bayrischer Butterstollen: il Würzburger Pfaffenberg Silvaner Eiswein, raccolto il giorno della Befana 2016, sarà la morte sua, come dicono al Sud. (Thomas Pennazzi)

Vinsanto Occhio di pernice, San Gervasio
Sangiovese in purezza dove il frutto diverte e sollazza senza dover obbligare a troppe elucubrazioni se poi aggiungi un corpo elegante e non oppressivo la beva è salva. Abbinato ad un dolce da riscoprire come il panforte, complesso e complicato, non facile, non banale né indifferente da meditare più di un vino. (Leonardo Romanelli)

Cannonau passito
Pan di sapa in Sardegna è dolce antico, proposto con varianti nei molti compartimenti su cui si estende l’isola: con o senza miele, poi mandorle e noci ma se hai solo le prime viene bene lo stesso e, se capita, due fichi secchi mettili pure. Spezie ce n’è e sapa in quantità, nell’impasto e, volendo, pure fuori. Cannonau passito e sto: che sia Àkratos della cantina di Jerzu o Dionisi di quella di Oliena o Avra di Gabbas va bene comunque. Tutti balsami densi, caldi, zuccherini e profumati: eco dell’essenza che impregna il dolce. (Gianluca Rossetti)

Maccaia Scimiscià passito, Cantin
L’accademia dell’abbinamento in Liguria prevede, armonicamente, Pandolce genovese e Sciacchetrà, cioè il passito delle Cinque Terre. Ma come forse saprete per comprare uno Sciacchetrà decente serve rinegoziare il fido in banca, quindi in modalità un po’ più genovese io suggerirei lo Scimiscià passito di Cantin, Maccaia, che sta sotto i 30 euro la mezza bottiglia. (Fiorenzo Sartore)

Aleatico passito, Masseria Li Veli
Trita grossolanamente mandorle, noci e nocciole, tira una sfoglia non più sottile di un foglio di carta che stenderai per ricoprirla col trito di frutta secca, pinoli, tocchi di mostarda d’uva e cioccolato amaro a scaglie, poi zucchero intinto nella cannella e cosparso a generose cucchiaiate. Aggiungi un pugno di uvetta ammollata prima di benedire il tutto con l’olio extravergine pugliese appena fatto, e non lesinare, per favore. Chiudi con la sfoglia e ripeti tutto per sette volte, che altrimenti tradiresti nome e ricetta della Pizza a 7 sfoglie, che non è dolce pugliese ma solo cerignolese. Abbinaci un pazzesco Aleatico passito di Masseria Li Veli e ritroverai nel bicchiere tutti gli ingredienti del mio dolce come un appello al primo giorno di scuola. (Antonio Tomacelli)

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P.s.: Auguri, ovviamente, anche da chi non ha consegnato il tema: passerà Natale dietro la scrivania.

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Fonte www.intravino.com

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