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È morto Sebastian Stocker, classe 1929. Se ne va un altro grande vecchio del vino, un uomo che ha costruito dalle fondamenta della Cantina di Terlano il successo dei vini non solo di quella Kel

Pubblicato il 30-Dec-17 Visitatori: 112

È morto Sebastian Stocker, il deus ex machina dei leggendari vini di Terlano

   





È morto Sebastian Stocker, classe 1929. Se ne va un altro grande vecchio del vino, un uomo che ha costruito dalle fondamenta della Cantina di Terlano il successo dei vini non solo di quella Kellerei ma dell’intero Alto Adige. Particolarmente i grandi bianchi dell’Alto Adige, a cui ha donato un metodo che ne ha esteso longevità e complessità: il metodo Stocker, ancora oggi utilizzato per i vini “rari” di Terlano; una prolungata sosta sulle fecce fini e molti anni di affinamento. Una volta ritiratosi dalla cantina, dopo 40 anni di lavoro, si è divertito ancora, mantenendo quella calma e inesorabile forza, che agli uomini speciali fa inspiegabilmente scorgere, in età e sostanze da veranda, altri obiettivi da inseguire.

Si è dedicato a quegli spumanti che a Terlano non si erano convinti di fare. Dalla Sektkellerei Stocker sono usciti piccoli capolavori a base chardonnay, sauvignon e pinot bianco. Piccoli numeri, nessuna distribuzione. All’inizio stranezze esotiche, avvolte da quel velo di mistero che circonda le bottiglie sorprendentemente buone di cui mai hai sentito parlare. Poi le storie degli amici di tavola, di scaffale e ristorante. La promessa della visita, sempre rimandata, fino al primo incontro, fino a tutti quelli mai più saltati.

Ogni anno salire per prendere il vino; sempre meno, sempre più caro, mai troppo. Quest’uomo basso, sorridente, sordo come una campana, gentile, con la voglia di raccontare che hanno gli uomini che hanno accatastato vita da raccontare. Giornate lunghe e belle, che ogni volta hanno lasciato gli occhi stanchi, la bocca asciutta, le labbra fissate nel leggero sorriso del compiacimento. Il Brut Natùr di Stocker è bottiglia cara. Sta nella playlist delle bottiglie da ascoltare sempre. Ci sarà il nuovo fenomeno di un genere ridefinito, ma in auto, soli, coi pensieri liquidi che si fondono col viaggio, la canzone più amata e cara, sarà quella con voce imperfetta, gracchiante, dura e profonda, con arrangiamento polveroso, da varietà, lustrini e piume, con melodia ripetitiva e orecchiabile, in crescendo, semplice, irresistibile. Come una canzone di Pete Seger cantata da Marlene Dietrich.

 

Rilettura consigliata: Sebastian Stocker | I vini figli dell’ombra.

[Credits foto]

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Fonte www.intravino.com

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